
‘Nel nostro Paese l’apporto della grafica e della comunicazione in quella stagione pionieristica che furono gli anni ’50 fu fondamentale, nonostante passi spesso in secondo piano rispetto alla rilevanza fisica del prodotto. I primi anni Cinquanta videro il sorgere di una cultura dell’industria, nella quale si potevano cogliere i primi bagliori di un’estetica del prodotto e della sua valenza comunicativa. E’ a buona ragione, infatti, che si può affermare che l’italian line, così come venne battezzata dagli americani, nacque in quegli anni, con un design applicato soprattutto alla nicchia dei prodotti d’arredo, declinati inizialmente secondo gli umori di una civiltà ancora povera (la prima sedia Leggera di Gio Ponti) ed evolutisi poi in icone vitalistiche del consumismo di massa. Il prodotto italiano era sinonimo di uno stile, di un’originalità e di un’eleganza inventiva unica, che rendevano il prodotto capace di comunicare. La grafica intervenne per anticipare la forza comunicativa del prodotto: prima di possedere un oggetto, i consumatori ne incontravano l’immagine, il nome, le sue qualità attraverso varie forme pubblicitarie. In questo modo la grafica divenne la compagna di strada del design e dell’impresa ad esso orientata, che ne cominciò a disegnare lo scenario come costante figurativa legata ad un marchio (attraverso l’immagine coordinata), conquistando il riconoscimento di espressione artistica di valore da parte di autorevoli critici d’arte, come Gillo Dorfles. Molti dei grafici protagonisti della nascita dell’Italian Design non si limitarono a vestire con un’immagine il prodotto, ma operarono con un atteggiamento registico, che li spinse a direzionale i valori e gli obiettivi delle aziende.’
Fonte SCIC Channel

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