Semplice

Munaricerchio

Complicare è facile, semplificare è difficile.
Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose.
Tutti sono capaci di complicare.
Pochi sono capaci di semplificare.
Per semplificare bisogna togliere, e per togliere bisogna sapere cosa togliere, come fa lo scultore quando a colpi di scalpello toglie dal masso di pietra tutto quel materiale che c’è in più della scultura che vuole fare.
Teoricamente ogni masso di pietra può avere al suo interno una scultura bellissima. Come si fa a sapere dove ci si deve fermare per togliere, senza rovinare la scultura?
Togliere invece che aggiungere potrebbe essere la regola anche per la comunicazione visiva a due dimensioni come il disegno e la pittura, a tre come la scultura o l’architettura, a quattro dimensioni come il cinema.
Togliere invece che aggiungere vuol dire riconoscere l’essenza delle cose e comunicarle nella loro essenzialità. […]
Eppure la gente quando si trova di fronte a certe espressioni di semplicità o di essenzialità dice inevitabilmente: questo lo so fare anch’io, intendendo di non dare valore alle cose semplici perché a quel punto diventano quasi ovvie.
In realtà, quando la gente dice quella frase intende dire che lo può Rifare, altrimenti lo avrebbe già fatto prima.
La semplificazione è il segno dell’intelligenza. Un antico detto cinese dice:
quello che non si può dire in poche parole non si può dirlo neanche in molte.

Bruno Munari, Verbale scritto, Ed. Il Melangolo, Genova, 1992.

Tnx Zuppa Grafica

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6 risposte a Semplice

  1. Edo scrive:

    Sai le volte che mi piacerebbe utilizzare questo tipo di ragionamento con qualche cliente… il solo concetto di “meno” risulta stravagante a molte persone….

  2. Zuppagrafica scrive:

    Munari dovrebbe studiarlo nei licei, anche perché la sua didattica “semplice” ha sempre avuto un occhio di riguardo verso i giovani e perché insegna che imparare può essere molto divertente.

  3. tillneuburg scrive:

    Aggiungiamo pure la storica massima di Mies van der Rohe: “Less is more”.

    Miles Davis si spiingeva oltre: “Non eistono note sbagliate”.

    Con Munari avevo condiviso parecchie cose. La più simpatica è stata forse una nostra conferenza al Centre IBM in Pace Vendôme a Parigi (in compagnia di Derek Birdsall). Tutti parlavamo inglese, di cose complesse, sofisticate. Munari invece, elogiava la semplicità. E lo faceva esclusivamente nella nostra lingua. Erano loro che avevano bisogno della traduzione in cuffia – non lui.

    Sul rigoglioso terrazzo della sua casa in Via Colonna a Milano, c’era tantissimo verde. Non come metafora di verde inteso come vegetale, ma proprio come colore. Tutto quanto (foglie, frutti, aghi, fiori) era rigorosamente di color verde. Gli piaceva, lo calmava, diceva che per lui era semplicità, salute, continuità, armonia.

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